l. pogliaghi a palazzo san giorgio
Genova, 22 maggio 2007 - Nella sequenza delle mostre-dossier organizzate dalla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova e finalizzate alla presentazione al pubblico delle acquisizioni e donazioni che hanno arricchito nel corso degli ultimi anni le raccolte della Galleria (tra le quali si ricordano La Santa Caterina di Barnaba da Modena e, lo scorso anno, Giacomo Boselli e la sua fortuna e Garofani e Tulipani), si aggiunge ora l’evento espositivo qui presentato, realizzato grazie al fondamentale contributo dell’Autorità Portuale di Genova, dedicato a un inedito momento di approfondimento e analisi dei fatti storici che hanno caratterizzato la facciata a mare di Palazzo San Giorgio all’inizio del Novecento. Le vicende storico-artistiche che hanno ispirato la mostra Il restauro del “Putto con attributi marinareschi” di Ferdinando Bialetti - Occasione che ha suggerito il tema della mostra sono gli importanti e innovativi esiti scaturiti dal restauro, realizzato nel 2005 da Monica Piatti, con la direzione di Farida Simonetti, grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di un dipinto affresco raffigurante un Putto con attributi marinareschi, tradizionalmente ritenuto uno dei frammenti della decorazione originale realizzata da Lazzaro Tavarone. Intorno al dipinto, donato alla Galleria Nazionale della Liguria nel 1991 dalla Casa d’Aste Boetto di Genova, sono ripercorse le tappe principali del cantiere ed è approfondita, con nuove chiavi di lettura, la fase dei ripristini ottocenteschi, nell’ambito dei quali ebbe un ruolo fondamentale il pittore Lodovico Pogliaghi, sulla cui considerevole attività in Liguria la mostra fa ulteriore luce. Il restauro ha potuto accertare, grazie ad una accurata serie di analisi preliminari, che l’affresco non era parte della facciata seicentesca, ma risale al momento restaurativo di inizio Novecento. Infatti, esso non dimostra condizioni conservative compatibili con un suo eventuale stacco e non reca neppure tracce di danni provocati dall’esposizione, per tre secoli, ad agenti atmosferici dannosi, come ci si aspetterebbe su una facciata vicino al mare; infine, le analisi chimiche hanno sottolineato che la composizione della malta è formata da sabbie corrispondenti al “gruppo di Voltri”, utilizzate a Genova dalla metà del XIX secolo in poi. Il concorso del 1910 e l’intervento di primo ‘900 alla facciata a mare di Palazzo San Giorgio - Il Consorzio Autonomo del Porto, che aveva trasferito da alcuni anni la propria sede a Palazzo San Giorgio, dopo aver affidato ad Alfredo D’andrade il restauro architettonico, nel 1910 bandì un concorso per il recupero della facciata a mare dell’edificio, ma la commissione esaminatrice non ritenne idoneo nessuno dei bozzetti presentati. Indirizzata dalle ricerche storiche e archivistiche, la restauratrice Monica Piatti ha più facilmente interpretato dei graffi nella parte superiore destra dell’affresco che si sono rivelati la firma dell’autore “Bialetti”, seguita dalla parola “Concors(o)”; a questo dato si è aggiunto il confortante confronto con un altro frammento, identico nell’iconografia (ma già definito come “falso Tavarone”) facente parte della collezione Zerbone, che è stato riconosciuto, attraverso la firma posta in alto a destra, come il bozzetto di Cresseri: entrambi gli affreschi rappresentano, quindi, le prove presentate dai due autori al concorso del 1910. Lodovico Pogliaghi - Conseguenza dello sterile esito del concorso del 1910, fu la rinuncia di Lodovico Pogliaghi (Milano, 1857 - Varese, 1950), inizialmente incaricato dal Consorzio Autonomo del Porto, di dirigere i lavori sulla facciata. La rinuncia, in realtà, fu un atto solo formale perché D’andrade e Pogliaghi continuarono ad occuparsi della questione, godendo della fiducia sia della committenza sia del Ministero. Artista poliedrico, nato a Milano nel 1857, si misurò nel corso della sua carriera con pittura, scultura, oreficeria, scenografia, raccogliendo la gloriosa tradizione artigiana ed eclettica risalente all’epoca medioevale. Nel primo Novecento la sua fama era già indiscussa avendo ottenuto molte commissioni nel capoluogo lombardo, dove realizzò una Porta Centrale del Duomo e, presso il Cimitero Monumentale, i cartoni per i mosaici delle tre lunette sulle porte del Famedio, nonché i cartoni preparatori per la decorazione musiva della Cappella Verdi nella Casa di riposo per musicisti voluta dall’artista di Busseto. Cresseri e Bialetti - Nel 1911 i pittori lombardi Cresseri e Bialetti, giudicati migliori, seppur non vincenti, nel già citato concorso indetto l’anno precedente dal Consorzio Autonomo del Porto, vengono incaricati di realizzare i lucidi della facciata tavaroniana. Gaetano Cresseri (Brescia, 1870 - 1933), autodidatta, solo in età adulta formatosi a Brera, pittore fecondissimo e versatile, noto per un’abbondante produzione nell´ambito della decorazione ad affresco, sia a tema sacro sia di soggetto profano, era già conosciuto a Genova, per avere collaborato con lo stesso Pogliaghi alla parte pittorica della decorazione in San Lorenzo. Ferdinando Bialetti (Mede Lomellina, 1864 - Pavia, 1958) fratello del più noto scultore Felice e di formazione accademica torinese, personalità dotata probabilmente di minore autonomia creativa rispetto a Cresseri, in quest´epoca aveva già operato ad affresco in diversi cantieri lombardi, a Casale Monferrato e a Genova, all´interno del Castello Mackenzie. Pogliaghi, che ufficialmente in questa fase non è coinvolto, segue in realtà l´operato dei due pittori, che già nel giugno 1911 gli inviano alcuni cartoni, sui quali lavora al completamento delle parti mancanti: l´incarico formale all´artista per la direzione dei lavori arriva, infatti, soltanto nel novembre di quell´anno, dopo che il Consiglio Superiore per le Belle Arti, incaricata una commissione presieduta da Camillo Boito, approva l’operato di Cresseri e Bialetti; in realtà, il connubio artistico fra i due si spezza poco dopo, quando, nel maggio 1912, Cresseri abbandona l’incarico per una controversia di natura economica: quindi, sotto la direzione di Pogliaghi, la facciata viene portata a termine da Bialetti, che ne realizza materialmente la maggior parte degli interventi. Lo scoprimento avviene nel giugno 1913, senza clamore e senza una cerimonia d’inaugurazione per timore di giudizi poco benevoli da parte dell’ambiente culturale genovese. Le opere in mostra I cartoni e gli studi di Lodovico Pogliaghi - Partendo dalla presentazione dei due affreschi, pressoché identici, raffiguranti un Putto con attributi marinareschi realizzati da Bialetti e Cresseri, sono illustrate le scelte operative cui si attennero secondo un metodo ottocentesco di concepire il ripristino delle superfici dipinte, di cui la facciata di Palazzo San Giorgio costituisce una fondamentale testimonianza, a livello italiano, per il prestigio delle personalità coinvolte, per l’accurata progettazione e i risultati conseguiti. Lo dimostrano il notevole bozzetto di Lodovico Pogliaghi proveniente da Palazzo San Giorgio, gli studi eseguiti dallo stesso artista che giungono da collezioni private e alcuni dei progetti e cartoni (il cui restauro, realizzato in occasione di questa mostra, è stato finanziato dall’Autorità Portuale di Genova), fra cui quelli raffiguranti personaggi illustri della Superba, come Guglielmo Embriaco, Simone Boccanegra e Cristoforo Colombo, provenienti dalla sua casa-museo del Sacro Monte di Varese, una straordinaria residenza che rispecchia perfettamente la formazione e l’operato di Pogliaghi; da quello che fu un vero e proprio laboratorio-museo, dove visse e lavorò, ma anche raccolse la sua eclettica e prestigiosa collezione di opere d’arte, che spaziava dai reperti di epoca classica sino a opere barocche, emerge il suo sconfinato amore per il passato, ma anche la poliedricità e trasversalità dei suoi interessi e del suo essere artista. La facciata di Lazzaro Tavarone - Il ripristino della facciata di primo Novecento seguito da Pogliaghi è imprescindibile dal riferimento alla facciata realizzata agli inizi del XVII secolo da Lazzaro Tavarone. Il prospetto a mare del Palazzo di San Giorgio, sin dalle origini fulcro vitale delle vicende economiche della Superba, diviene dalla fine del XVI secolo uno dei cantieri più importanti ed emblematici in ambito cittadino per la forte valenza politica e celebrativa dell’articolato progetto decorativo, scelto dai Protettori per esaltare la magnificenza pubblica e il potere della Repubblica attraverso la presentazione nel settore centrale dei suoi uomini più illustri e l’inserimento nel registro superiore della figura di San Giorgio colto mentre uccide il drago. Sono esposte, pertanto, le attestazioni d’archivio che documentano i pagamenti al pittore Lazzaro Tavarone (Genova, 1556? - 1640) dal settembre del 1606 al marzo del 1608 e che permettono di ripercorrere alcune delle fasi iniziali della decorazione di questo prospetto, dopo lo sfortunato intervento di Andrea Semino (Genova, 1525 ca. - 1594) nel 1590, che non trova pieno consenso presso la committenza. Proprio i Protettori del Banco di San Giorgio, come attesta un documento dell’epoca, convocano, in qualità di consulente, Giovanni Battista Paggi (Genova, 1554 - 1627), il quale, in quel momento, incarna alla perfezione l’immagine di personaggio di cultura stimato non solo in ambito locale, che può conferire un contributo fondamentale per l’efficacia e il valore dei soggetti storici e allegorici da dispiegare sul prospetto del palazzo, uno dei primi edifici della Superba a catturare l’occhio del visitatore giunto via mare. Proprio una tela del Paggi del 1613 raffigurante la Madonna con il Bambino, san Giovannino e san Giorgio, conservata ancor oggi a Palazzo San Giorgio e in questa occasione esposta in mostra, ci restituisce, almeno in parte, l’idea di quella che poteva essere la decorazione tavaroniana, andata purtroppo perduta nel corso dei secoli. Palazzo San Giorgio protagonista delle vedute di Genova - Contribuiscono a ciò anche altre opere raccolte in questa esposizione, come una serie di incisioni risalenti al Xviii secolo, fra cui quelle di Friedrich Bernhard Werner (Reichenau, 1690 - Breslau, 1778), con il Prospetto del palazzo di San Giorgio con Ponte Regio, e di Gian Lorenzo Guidotti (Lucca, attivo nella seconda metà del XVIII sec. ) raffigurante la Veduta di Ponte Reale dal Portofranco che costituisce un’interessante testimonianza dell’aspetto settecentesco della zona antistante la Ripa. La visione ottocentesca di Ponte Reale ci è invece trasmessa attraverso il dipinto, esposto in mostra, di Domenico Pasquale Cambiaso (Genova, 1811 - 1894); pittore formatosi all’Accademia Ligustica, fu autore prolifico e ritrasse, quasi ossessivamente, Genova e le Riviere, con l’intento di conservare memoria del passato in un periodo di vorticosi cambiamenti. Le raffigurazioni di Palazzo San Giorgio nei primi decenni del XIX secolo sono invece documentate da una litografia e una tela di Leopoldina Zanetti Borzino (Venezia, 1826 - Milano, 1902); veneziana di origine e di formazione artistica, approda a Genova nel 1849, dove sposa Giacomo Ulisse Borzino, fervido patriota, pittore e per lungo tempo direttore della Scuola di pittura dell’Accademia Ligustica. In particolare, l’opera pittorica dell’artista veneta ci trasmette la tavolozza cromatica dell’immagine tavaroniana, almeno per la parte superiore, mentre il successivo studio scientifico di Alfredo D’andrade (Lisbona, 1839 - Genova, 1915) testimonia il progressivo degrado della facciata, accentuatosi soprattutto nel corso XIX secolo, e che ha portato al totale ripristino all’inizio del Novecento attuato sotto la direzione di Pogliaghi.

Invito mostra "Lodovico Pogliaghi e la facciata a mare di Palazzo San Giorgio"
