CATALOGO DELLA MOSTRA

Catalogo Mobile Italiano

Il catalogo "Il mobile Italiano nelle collezioni del Castello Sforzesco a Milano", a cura di Claudio Salsi, ed. Skira, Milano 2006 contiene alle pagg. 86-91 un saggio intitolato "Pogliaghi e lo storicismo", affiancato da una bellissima foto in bianco e nero della Sala da pranzo di Casa Crespi Morbio a Milano e alle pagg. 157-181, un'ampia descrizione dell'arredo, corredata da disegni e schizzi di Pogliaghi.

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ispirati dal rinascimento

 

ISPIRATI DAL RINASCIMENTO

Adriano Brambilla, Lodovico Pogliaghi, Milton Glaser.
Arredo, decorazione e grafica pubblicitaria nel segno dei grandi maestri del XV e XVI secolo

Milano, Castello Sforzesco - Museo delle Arti Decorative - Sala XVI
30 novembre 2006 - 25 febbraio 2007

 In occasione della pubblicazione di una guida al settore dei mobili del Museo delle Arti Decorative Il mobile italiano nelle collezioni del Castello Sforzesco” (Guida Skira, a cura di Claudio Salsi) la Direzione delle Raccolte d’Arte Applicata ed Incisioni, all’interno della sezione “Dagli Sforza al Design”, organizza una mostra-dossier dal titolo: “Ispirati dal Rinascimento: Adriano Brambilla, Lodovico Pogliaghi, Milton Glaser. Arredo, decorazione e grafica pubblicitaria nel segno dei grandi maestri del XV e XVI secolo”.
La rassegna pone in relazione l’opera di tre artisti “eclettici”- due operanti alla fine dell’Ottocento, Brambilla (1829-1885) e Pogliaghi (1857-1950), l’altro nella seconda metà del Novecento, Glaser (1929) - con l’opera di grandi maestri del Rinascimento, fonte d’ispirazione per le loro produzioni, rispettivamente nel campo della decorazione del mobile e della grafica pubblicitaria. Brambilla e Pogliaghi creano ricercati arredi per illustri committenti, mentre Glaser progetta la grafica pubblicitaria per Olivetti. Conoscitori appassionati dell’opera dei grandi maestri del Rinascimento italiano, primi fra tutti Raffaello e Michelangelo, ma anche Giovanni da Verona e Piero di Cosimo, ed esponenti del Manierismo quali Galeazzo Alessi e Leone Leoni, essi traducono i loro modelli in un linguaggio assolutamente personale. Nella storia dell’arte, ciclicamente, per superare il semplice manierismo accademico, ci si rivolge al passato per creare il nuovo: nasce e si evolve in questa ottica anche lo Storicismo di segno rinascimentale, sviluppatosi nella seconda metà del XIX secolo, di Adriano Brambilla e Lodovico Pogliaghi. Brambilla è un ebanista che utilizza come modelli le creazioni di grandi artisti, prediligendo i capolavori di Raffaello, riprodotti attraverso le stampe (secondo la prassi dell’artefice rinascimentale) e inserendoli nelle decorazioni dei suoi mobili destinati alla ricca borghesia del secondo Ottocento. In mostra ne sono esposti alcuni, provenienti dal Museo “Francesco Borgogna” di Vercelli, parte dell’arredamento della dimora del raffinato collezionista piemontese che diede origine all’istituzione.Pogliaghi, è artista poliedrico che “rivive” e reinterpreta il Rinascimento e il Manierismo attraverso l’esempio di Michelangelo e Leone Leoni. Lontane da qualsiasi forma di emulazione, le sue creazioni sono pensate immedesimandosi completamente in quel periodo storico, di cui vuole assimilare sia la cultura sia i procedimenti artistici. La sua produzione si rivolge ad una clientela facoltosa e colta, in grado di apprezzare un oggetto di arredamento non solo per la valenza estetica, ma anche sotto il profilo delle citazioni storico-artistiche. Presso la collezione dei mobili del Castello Sforzesco è esposta la “Sala Crespi”, disegnata dal Pogliaghi nel 1886 per l’industriale tessile Benigno Crespi, principale azionista, in quel periodo, del Corriere della Sera.Il terzo artista, Milton Glaser, è uno dei più significativi rappresentanti della grafica “eclettica” del secondo Novecento. Il suo è un “ritorno sentimentale” al Rinascimento, in pieno Sessantotto. I manifesti pubblicitari, esposti in mostra, sono creazioni sofisticate rivolte ad una committenza illuminata (Olivetti) e dirette ad un pubblico interessato e competente.
L’inserimento della famosa macchina da scrivere Valentine, progettata da Ettore Sottsass nel 1969, in un dettaglio del dipinto La Morte di Procri di Pietro di Cosimo, e la sua contestualizzazione in una tarsia di Giovanni da Verona (dalla chiesa veronese di S. Maria in Organo) è un esempio significativo, lontano da qualsiasi forma di provocazione, della ricerca di una improbabile quanto affascinante armonia tra gli opposti.