Cappella Macchi


Cappella Macchi

Studio per il gruppo scultoreo di Cristo fra angeli della Cappella Macchi-Zonda
410x310 mm
carboncino e biacca su carta
collezione privata

 


Questo disegno è stato esposti in occasione della mostra "Studiando Lodovico Pogliaghi", a cura di Chiara Palumbo, Galleria Ghiggini
( Varese),
23 marzo - 18 aprile 2007


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cappella funeraria macchi-zonda

 

Presso il borgo di Santa Maria del Monte sopra Varese Pogliaghi si mise al servizio della “Sua Madonna” fino alla fine dei suoi giorni, impostando un lavoro di restauro delle cappelle, portando a nuova vita affreschi ormai oscurati e deteriorati, grazie all’ausilio del fidato Gerolamo Poloni. Lavorò nello stesso santuario, dove predispose nuove dorature nelle navate, arricchì l’altare maggiore con opere scultoree e di oreficeria, eseguì il paliotto della cappella Martignani e decorò la nicchia absidale del Battistero. L’artista fu inoltre tra i principali artefici del progetto generale di ripristino dell’ormai vetusto cimitero del borgo, che fu nuovamente inaugurato il 7 dicembre 1918. Fra le diverse cappelle gentilizie, di fronte al cancello d’ingresso, si innalza quella dei coniugi Silvio Macchi ed Emma Zonda. Un articolo di cronaca locale così la descrive: E’ aperta, di stile elegantissimo, nella parte interna ha un mosaico di squisitissima fattura. Vi campeggiano alcune pecorelle che rientrano nell’ovile, simbolo delle anime, che da questa terra, ritornano al cielo. Lo schienale è in marmo, a diversi colori con fregio e cornice di un’eleganza insuperabile. Dallo sfondo si stacca un gruppo: è un Cristo che, tra una gloria di angeli, scende ad accogliere le anime che vengono a Lui. Cristo è grande una volta e mezzo il naturale, il tutto in bronzo fuso del peso di più di cinque quintali. Le vesti del Cristo che nel volo si ripiegano, si stringono, aderiscono alla persona; i due angeli, leggiadrissimi con ali aperte e altri due angioletti più in basso recano in mano i libri dei misteri e danno l’illusione che il gruppo si muova e discenda ad abbracciare e voglia parlare.
Il disegno si configura quale studio per il gruppo scultoreo centrale che assume una disposizione “a mandorla” e che è caratterizzato, sin da questo bozzetto, da un’estrema compostezza formale.

Riferimento bibliografico:
Gian Franco Ferrario, Luoghi della memoria. Storie di famiglie e personaggi varesini, Macchione ed., Varese 2006.

 

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