Tela Visconti

Particolare del corpo di Giovanni Maria Visconti
250x370 mm
1886
carboncino su carta
collezione privata

Tela Visconti

Particolare della capigliatura e della mano della figura femminile
250x370 mm
1886
carboncino su carta
collezione privata


Questi disegni sono stati esposti in occasione della mostra "Lodovico Pogliaghi. Se si studiasse!", a cura di Chiara Palumbo, Galleria Ghiggini ( Varese),
11 marzo - 6 aprile 2006

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la morte di giovanni maria visconti

 

Tela Visconti

La Morte di Giovanni Maria Visconti è una tela di dimensioni ragguardevoli (188x286 cm) che Pogliaghi realizzò nel 1886 e che sicuramente è da annoverare tra le migliori opere pittoriche, per forma e composizione, che seguono il solco della tradizione romantica alla Hayez e alla Bertini. Così Vincenzo Negri da Oleggio descrive l’opera nel libro Lodovico Pogliaghi nella vita e nelle opere: “… già in quello c’è Pogliaghi in tutta la sua potenza e quel quadro, mi diceva Egli, fu una delle sue prime opere affatto giovanili. L’anima di Lui palpita nella scena di quell’alba che affiora con la sua fredda luce e cade sul gruppo del Signore disteso riverso sulla pietra antistante la meneghina chiesa di San Gottardo, così come è caduto sotto il pugnale dei sicari. Sullo sfondo incerto del primo chiarore che dirada le tenebre notturne si stende disperata sul corpo dell’amato ucciso e insanguinato quella bianca figura di donna dalle bionde trecce scarmigliate nel dolore, che abbandona sull’ucciso un’effusione di fiori. Lei, la meretrice, la sola nello sgomento e nel vuoto della viltà che ha disperso tutti quelli che dianzi applaudivano al Signore! Lei, la sola col coraggio dell’amore che vorrebbe sentirsi quasi purificata dalla colpa con la sua sfida alla viltà sociale e col suo dolore che grida dallo sguardo smarrito. All’orizzonte, lo squarcio tagliato nelle nubi aggiunge, nella sua tinta minacciosa, un valore incombente di terrore; direbbesi persino che il quadro esprime anche il silenzio tremendo di quell’infausta ora.…”
Nella sua lunga carriera, Pogliaghi ricoprì il ruolo di scenografo, costumista, decoratore, disegnatore di stoffe e componente della Commissione di “supervisione” di scene e costumi della Scala. Tutte esperienze che permeano di “teatralità” questo dipinto, tra l’altro ispirato proprio ad un testo scritto per il palcoscenico, ossia ad una comi-tragedia composta a quattro mani da Carlo Porta e Tommaso Grossi nel 1818. Colpiscono, in quest’opera, lo strabiliante virtuosismo esecutivo di alcuni dettagli - si veda, in particolare, il costume del duca - e l’atmosfera, misteriosa ed allusiva, ormai lontanissima da intenzioni ideologico-morali.
La tela, di proprietà dell’Accademia di Brera, è oggi in deposito presso la Camera dei Deputati a Roma.
Nell'ambito delle celebrazioni verdiane, che nel 2001 hanno visto la città di Parma al centro dell'interesse internazionale da parte del mondo della cultura, dal 5 maggio al 29 luglio 2001, nella splendida cornice dei Voltoni del Guazzatoio al Palazzo della Pilotta, la tela è stata esposta alla mostra "LA TEMPESTA DEL MIO COR. Il gesto del melodramma dalle arti figurative al cinema".
La tela è stata inoltre oggetto di riproduzione grafica: vedi scheda.