tomba di ludovico antonio muratori
Ludovico Antonio Muratori (Vignola, Modena 1672 - Modena 1750), sacerdote appassionato alla storia e alla filosofia, nonché erudito di straordinaria tenacia, studiò l’evoluzione del popolo italiano dal 500 al 1500, e pubblicò tra il 1723 e il 1751 i 25 volumi delle Rerum italicarum scriptores, una monumentale raccolta a cui fecero seguito altri scritti sulle istituzioni e i costumi di quell’epoca e gli “Annali d’Italia” (1744 - 1749) in 12 volumi. Per questo è da considerarsi il fondatore della moderna storiografia imperniata su rigorose basi scientifiche e documentarie.
Egli fu inoltre prevosto dell’Abbazia di Santa Maria della Pomposa a Modena, cui dedicò, dal suo arrivo nel 1716 fino al giorno della sua morte, diverse cure, facendola ricostruire dalle fondamenta.
La chiesa ospita al suo interno il monumento funebre del celebre prelato, commissionato a Lodovico Pogliaghi in seguito al trasporto delle spoglie dalla vicina chiesa di Sant’Agostino; questo avvenne il 20 Ottobre 1922. L’anno successivo la Chiesa fu dichiarata monumento nazionale.
Il monumento fu inaugurato nell'aprile 1931. Entro l'arcata in arenaria di Sezze, su di un forte basamento in aurora di Rezzato, si posano due gradini in serpentino di Lecco e su questi il sarcofago in verde antico. Sulla parete di fondo campeggia il prezioso cipollino di Sckiros, dalle grandi venature verticali; in esso si apre una semplice nicchia, piatta di sfondo, all’uso antico romano, che accoglie la mezza figura del letterato. L’artista realizzò un busto bronzeo nel quale colse e riassunse con pochi elementi la natura del prelato: in bianco marmo di Candoglia, il Muratori è ritratto nell'età matura, mentre regge con la sinistra un documento storico e con l'altra un libro. La testa, leggermente piegata e volta a destra, sopracciglia aggrottate in atteggiamento pensoso, rivolge lo sguardo verso chi entra in chiesa. Sull'austero sarcofago, dalla linea arcaica, è deposto un festone di bronzo, formato da copiosi rami di quercia. In alto una semplice croce in bronzo; sotto al busto, la scritta, in rilievo LOD ANT MURATORI MDCLXXII-MDCCL. Al Pogliaghi si deve anche la lampada votiva, a forma di navicella, in bronzo patinato antico, con ageminature argentee. La lampada poggia su di un tripode. Il coperchio tondo reca il motto, dettato da monsignor Giovanni Galbiati, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano: LUCE PRAELUCENS NON ALIENA MEIS, cioè "splende innanzi agli italiani del loro stesso splendore".

