Santo stefano martire
Il 17 ottobre 1913 Pogliaghi informò la presidenza dell'Arca di aver pronto il bozzetto definitivo per la statua di Santo Stefano martire; tra questa data e l'iscrizione posta sul basamento (26 novembre 1914) si colloca l'esecuzione della fusione in bronzo, destinata all'altare della cappella omonima già decorata, su commissione dell'industriale Stefano Breda, nel 1907 da Ludovico Seitz, fecondo pittore aderente al movimento dei "Nazareni". Il bronzo, impreziosito d'oro, richiama modelli rinascimentali a cui Pogliaghi si è ispirato; primo fra tutti Donatello, di cui poté ammirare il celebre apparato liturgico dell'altare principale della Basilica di Sant'Antonio, ricostruito nel 1895 da Camillo Boito. Difatti, la stessa postura del diacono ricorda, seppur ribaltata, quella del Profeta Geremia dell'artista fiorentino, così come la cura nella resa dei particolari. Santo Stefano è rappresentato da Pogliaghi secondo la tradizione: un giovane con dalmatica e tonsura monacale recante in mano il libro e la palma del martirio. Sebbene non siano ancora presenti gli attributi iconografici, la veloce resa della tunica, la posizione della mano destra e il particolare analizzato a parte del volto del santo rivolto verso l'alto, fanno propendere a considerare il foglio n. 485 quale probabile studio per l'opera. Per la stessa cappella di Santo Stefano l'artista milanese fu inoltre incaricato di disegnare l'arredo dell'altare e i sei candelabri bronzei, allogati il 28 dicembre 1915.

LP 485, Studio per Santo Stefano Martire
1913 ca., carboncino su carta, 450x330 mm
