tritone
Il supporto bronzeo utilizzato quale base per il vassoio in argento è una rappresentazione mitologica appartenente al mondo marino, particolarmente amato e riproposto da Pogliaghi in tutte le sue varianti artistiche. Risale difatti al 1894 un piccolo dipinto a olio raffigurante un Tritone, intento a suonare il corno di conchiglia; a questo seguirono una serie di altre opere, quali la placchetta e il centro tavola raffigurante Nettuno, entrambi risalenti al 1900 circa. Quest’ultima opera, la cui copia è conservata presso la casa-museo Pogliaghi sembra provenga a sua volta proprio dalla collezione Crespi Morbio di Milano.
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Naiad and Triton |
Neptune small badge |
Neptune table decoration |
Raffigurazioni di mostri marini ritornano nella decorazione interna alle sale di Villa D’Andrade a Lisbona, realizzate sempre in quegli anni da Pogliaghi per il noto architetto, nonché amico Alfredo D’Andrade e in altri oggetti di fine oreficeria.
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Il tavolo è costituito da una figura maschile bronzea, che per la conformazione metà uomo e metà pesce/serpente, si identifica quale tritone, colto inginocchiato e nell’atto di sorreggere un centro tavola in argento. La particolare postura del mostro marino, con il busto teso in diagonale e le braccia piegate e sollevate verso l’alto, ha permesso all’artista di modellare sapientemente addome, dorsali e muscoli con un’attenzione virtuosistica all’anatomia. Alla superficie liscia e lucente della parte superiore del corpo si contrappone la doppia coda finemente cesellata nei particolari delle squame e sinuosamente attorcigliata in corrispondenza delle due estremità. Il volto è caratterizzato da grande attenzione espressiva; la bocca risulta semichiusa, il naso è pronunciato, le sopraciglia si aggrottano in conseguenza allo sforzo fisico, gli occhi sono sgranati; l’ovale del viso è incorniciato da una barba selvatica appena pronunciata e da ciocche spettinate di capelli mossi al vento. L’intera figura poggia su un basamento mistilineo a perimetro concavo, impreziosito da una cordonatura decorativa e disseminato da piccole conchiglie. Sul retro della figura, a mo’ di quinta scenica, è posto un alto ciuffo di canne e alghe, che rimandano al mondo vegetale marino. Il bronzo, già in seguito ad un’attenta analisi iconografica e stilistica è attribuibile a Lodovico Pogliaghi, ma la certezza di tale paternità deriva dal ritrovamento di una fotografia in bianco e nero, databile al 1940 circa, presente in un album di proprietà privata.
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L’immagine, ancora chiaramente leggibile ritrae una delle sale delle casa-museo Pogliaghi (1), attigua alla cosiddetta Sala Rossa, riccamente tappezzata e arredata con specchiere e sedie tipo savonarola, al cui centro spicca copia del tavolo bronzeo. Pogliaghi era solito difatti produrre doppioni delle opere a lui più care o tenere da parte i modelli preparatori o prove di fusioni in bronzo, che amava inserire accanto a oggetti della propria variegata e preziosa collezione artistica. Analizzando l’opera presente in fotografia si notano alcune differenze con “l’originale”: sulla parte posteriore del basamento compare un ciuffo decisamente più folto di vegetazione e anche la terminazione della coda alla destra del tritone ha un andamento leggermente diverso. Questo esemplare di tritone, ancora oggi conservato presso la casa-museo è in gesso, dipinto a imitazione del bronzo; esso sostiene un piano di granito di colore verde, sapientemente modanato. Da una testimonianza orale raccolta dal nipote della custode storica di casa Pogliaghi, la Sig.ra Grignola Favini, figlia di Mario Favini, abile e fedele aiutante di Pogliaghi, tale gesso fu realizzato in seguito al bronzo, dopo la rottura del modello originario utilizzato per la fusione. L’attaccamento di Pogliaghi a tal opera e soprattutto lo studio che vi dedicò, è testimoniato dalla presenza, sempre presso la sua dimora di Santa Maria del Monte, di una testa in bronzo, nota con il nome di “Testa di fauno” (2)che si configura allo stesso tempo quale opera a se stante e prova di fusione del volto del tritone londinese.
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Head of a Faun |
Head of a Philosopher |
Una copia di tale bronzo, con il titolo di “Testa di Filosofo”, è stata messa sul mercato dalla Casa d’Aste italiana Farsetti di Prato, che ha venduto un primo esemplare (h.13,6 inc) il 23 Marzo 2002 (Il lotto n°273 è pubblicato sul catalogo generale), stimato 3.000-3.500 €, e battuto a 2.200 €. L’anno successivo l’opera fu rimessa sul mercato e fu rivenduta a cifra ribassata (1.700 €). Da un’attenta analisi stilistica il bronzo è databile alla fine del XIX secolo; tale attribuzione cronologica deriva dal confronto con altre opere coeve e di sicura datazione che mostrano un Pogliaghi ancora fortemente legato a modelli manieristi e del primo barocco; i riferimenti più prossimi sono Michelangelo e Jean De Boulogne, medesimi modelli presi ad esempio per il ricco apparato decorativo del mobilio di Casa Crespi. La somiglianza anatomica con le figure di satiri che sormontano le volute della grande credenza, l’equilibrio e la sapienza compositiva, i riferimenti iconografici e soprattutto l’unitarietà dei soggetti mitologici e allegorici può portare ad una probabile provenienza del tritone, proprio da una delle sale di Casa Crespi. In tal senso l’opera potrebbe essere stata commissionata in un secondo tempo rispetto al mobilio in legno e dislocata in una sala differente dalla Sale à manger, così come il già citato centro tavola raffigurante Nettuno e altri oggetti di fine oreficeria, commissionategli dai Crespi.
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L’opera rappresenta sicuramente una committenza privata; infatti in una preziosa lettera rinvenuta presso l’Archivio della Fonderia Napoleonica Barigozzi (3) a Milano è possibile recuperare un’importante informazione:
Gent.le Sig. Barigozzi,
mi occorrerebbe di avere il modello in gesso che venne fuso per il Sig. Pirotta. Esso, credo manca delle braccia che forse sono nel mio studio. La pregherei di farlo portare nello studio dei F. Rigola in via Mazzini, n°6. Da molto tempo non la saluto. Ha molto lavoro? Ma, penso, di altro genere.
Le stringo cordialmente la mano. Suo L. Pogliaghi
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Grazie a questo documento veniamo a sapere che il bronzo fu commissionato la prima volta dal Sig. Pirotta (Attilio), un importante industriale e collezionista, per il quale Pogliaghi decorò la Villa di Brunate (Como) (4). Da un’altra immagine del periodo, sempre proveniente dall’Archivio della Fonderia Napoleonica-Barigozzi di Milano, possiamo ammirare il modello in gesso probabilmente all’interno della villa stessa.
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E’ possibile supporre che esistano due versioni del tavolo di bronzo, con alcune differenze – Pogliaghi era solito realizzare diverse copie dei suoi migliori lavori – e l’ultima versione venne fusa nel 1916, in quanto nella lettera l’artista chiese al Barigozzi il modello in gesso probabilmente per fonder un altro tavolo. Questo è caratterizzato dalla presenza di un vassoio d’argento in squisito gusto francese che potrebbe invece rappresentare un oggetto della collezione dell’artista; acquistato sul mercato del tempo, fu riutilizzato quale elegante piano di appoggio, così da annullare qualsiasi distanza stilistica-temporale; espediente e modalità operativa spesso adottata da Pogliaghi, così come quella di accoppiare insieme oggetti costituiti da materiali differenti.
© Chiara Palumbo
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